Amici per la pelle

Carmelo Ezpeleta

 

Una volta l’amicizia aveva delle regole di comportamento che escludevano i colpi bassi o i comportamenti a danno l’uno dell’altro. Adesso l’amicizia prescinde da queste tradizioni superate e si mantiene salda anche mentre ci si pianta il coltello nella schiena. Voi ci credete?

 

Carmelo Ezpeleta, il plenipotenziario della Dorna, è pieno di amici. Me ne rallegro con lui. Ne ha in quantità industriale e tutti “ottimiâ€, “sinceriâ€, “cariâ€.

L’ho scoperto parlando con alcuni manager del settore motociclistico che hanno apertamente e ripetutamente professato questo loro rapporto stretto col boss della MotoGP ed hanno manifestato grande meraviglia quando io mi sono professato scettico.

Il primo è stato il presidente della BMW Motorrad, che nel corso di un’intervista in cui mi illustrava i motivi della rinuncia alla MotoGP a favore della partecipazione al mondiale Sperbike ci ha tenuto a spiegare che non c’era nulla contro la Dorna in questa decisione della BMW, e che anzi i rapporti personali fra lui ed Ezpeleta erano più che amichevoli: “ottimiâ€.

Una BMW che dopo aver annunciato il suo imminente ingresso nel campionato dei prototipi annulla tutto, spiega che è un campionato che costa troppo, che non vale la candela, e che è decisamente preferibile correre nella Superbike, è il più grosso schiaffo che la Dorna abbia ricevuto negli ultimi anni, ma la vera amicizia non viene certo incrinata da queste quisquiglie…

Amico sincero di Carmelo Ezpeleta è anche Maurizio Flammini, e molto probabilmente anche suo fratello Paolo. Sapete bene chi sono: gestiscono da anni il mondiale Superbike, ossia il campionato che la Dorna ha più volte cercato di demolire e che oggi più che mai costituisce la sua spina nel fianco. Ovvio che tutto questo non c’entri nulla con l’amicizia, anzi, nel caso che la Dorna decida di mandare avanti la sua contorta categoria prototipi 600 derivati di serie, Ezpeleta e i fratelli Flammini si ritroveranno in tribunale coi rispettivi avvocati,che si scanneranno per vincere la partita mentre i loro tutelati si scambieranno fraterni abbracci.

“Ezpeleta è un grande ed è un caro amico†– mi dice Giampiero Sacchi, responsabile delle attività sportive del Gruppo Piaggio. Un caro amico però che fa di tutto per far fuori dalla MotoGP la 125 e la 250, ossia le due classi in cui le moto del Gruppo Piaggio vincono, mentre l’Aprilia, dopo aver abbandonato la MotoGP, torna con un grosso impegno in Superbike. Mettiamola così: lui mi rovina la piazza, io mi alleo col suo più duro concorrente. E’ amicizia questa? Dicono di sì…

E allora proviamo ad immaginarci questa intervista a Michel Rollier, top manager della Michelin.

- Monsieur Rollier, che cosa ne pensa della decisione della Dorna di affidare la gestione della monogomma in MotoGP alla Bridgestone?

“Oui, devo dir che è una grand boieé, me je suis sicur che Carmelò, mon bon amì, l’ha fat certamont pour mon bien. Nous spendon men dans les courses et nous avons plus argent pour investir dans le Moulin Rouge. Grand! Je farò un momument a mon amì Carmelò a l’entrance de la la ville de Clermont Ferrand!â€.

Chissà perché Stefan Pierer e la KTM se la sono presa tanto con la Dorna per le scelte da lei fatte a proposito della 250. Addirittura si sono ritirati ed hanno manifestato platealmente il loro dissenso. In Austria non sanno che cos’è l’amicizia vera.

 

 

Stampa Stampa | Invia ad un amico | 7 Commenti · Lascia un commento

Olimpiadi e moto

 

 

Il motociclismo non è ammesso fra gli sport olimpici. Colpa del motore? Ridicolo: ormai la tecnologia condiziona tutti gli sport: dalla ginnastica, al nuoto, all’atletica leggera. I puristi comunque sono contrari. Per me invece è un sogno

 

Alle Olimpiadi di Pechino non sono ammessi i motociclisti. Per i puristi ad oltranza è giusto, per me e per altri, tra cui il massimo esponente del nostro sport, Valentino Rossi, è invece una ingiustificata penalizzazione. Certo che se è stato accettato il curling, se si è trovato modo di inserire l’ennesima variante del gioco della palla, se è diventato sport olimpico la lotta femminile, che avrebbe fatto inorridire gli antichi greci, non capisco proprio perché debba essere rifiutato lo lo sport che più di ogni altro rappresenta il filo che unisce i cavalieri che lottavano per la vittoria in sella a magnifici e velocissimi purosangue ai loro attuali eredi: i piloti degli unici, veri, cavalli meccanici: le motociclette.

E siccome alle Olimpiadi possono accedere solo i “dilettantiâ€, il motociclismo non avrebbe difficoltà alcuna a creare rappresentative nazionali di autentici dilettanti, quali sono tutti i giovani corridori prima di aver ottenuto in carriera risultati tali da consentire loro di occupare uno dei pochissimi posti riservati ai professionisti. Non ci sarebbero i Rossi, gli Stoner, gli Haga o i Bayliss, ma si offrirebbe l’occasione ai talenti emergenti di cogliere risultati di estremo prestigio.

Consentitemi una divagazione. Quando, qualche giorno fa, ho visto Minguzzi vincere l’oro nella lotta greco-romana, mi sono emozionato davvero. Nella palestra di lotta di Faenza, la mia città, tanti anni fa lottavo con suo babbo. Non ero certo un campione, ma mi impegnavo molto, anche perché i sacrifici che facevo io per rientrare nella mia categoria di peso, le due ore di corsa, pesi e lotta quotidiane erano gli stessi dei miei compagni che vincevano a livello nazionale e internazionale. Dura, durissima la lotta, così come la ginnastica artistica e tantissimi altri sport, proprio quelli che con impressionante regolarità ci riempiono di medaglie spesso inattese alle Olimpiadi. Magari mentre il ricco calcio, dal dilettantismo sospettissimo, si fa eliminare nelle prime fasi del torneo olimpico.

Minguzzi è un campione, un grande campione, ma non potrà mai essere un divo perché la lotta non è uno sport seguito come il calcio, il ciclismo, la pallacanestro o il motociclismo, discipline agonistiche che riempiono le pagine dei giornali e gli schermi televisivi, facendo quindi gola a munifici sponsor. Io so quanti e quali sacrifici ha dovuto affrontare per quella medaglia d’oro, e so che una simile vittoria non gli porterà che minimi vantaggi economici, costringendolo comunque a lavorare sodo e a farsi valere anche al di fuori della palestra, come tutti noi, per guadagnarsi il pane quotidiano. Questo me lo fa apprezzare più di qualunque divo. A me personalmente non basta che un campione sia un vincente in sella a una moto o su una materassina. Se nella vita sa fare solo quello, non mi sembra in verità che sia tanto, a prescindere dalla innegabile bravura nel suo sport. Pretendo di più: campione e uomo. Ecco perché sono orgoglioso di aver conosciuto il carrozziere volante Troy Bayliss, grande asso e grande uomo, come pochi altri, o Pierfrancesco Chili, uno che sa farsi apprezzare anche oggi che non è più in sella, perché non si è lasciato accecare dal successo quando vinceva le corse.

Forse la mia visione dello sport è poco attuale, un po’ antiquata, troppo romantica, troppo “dilettantescaâ€. Appunto. E’ per questo che io, sportivo convinto, sogno di vedere anche il motociclismo su una pista olimpica. Sarebbe stupendo. No?

Stampa Stampa | Invia ad un amico | 11 Commenti · Lascia un commento

Le belle pensate della Dorna

L’ultima idea di chi è all’origine della crisi della MotoGP è sopprimere le classi 125 e 250 sostituendole con una 600 ancora non ben specificata, ma molto vicina alle derivate di serie del Mondiale Supersport. Un’intrusione che la FIM dovrebbe impedire

Il mio atto di accusa è molto semplice: la Dorna è incapace di gestire il motomondiale di velocità e sarebbe ora che la Federazione Motociclistica Internazionale esercitasse la sua autorità per impedirle di fare ulteriori danni.
Vogliamo elencare le grandi innovazioni introdotte dalla Dorna negli ultimi dieci anni?
- Istituzione della classe MotoGP 990 4 tempi, grazie alla quale le moto sono diventate impossibili da guidare senza il soccorso della più sofisticata elettronica. Costi insostenibili di gestione, ricerca e sviluppo.
- Riduzione della cilindrata da 990 a 800 con stessi costi delle 990 e l’aggravio dei costi di riprogettazione.
- Riduzione da quattro a tre piloti per ogni fila dello schieramento di partenza della MotoGP, al solo scopo di nascondere ai gonzi l’esiguità del numero dei partecipanti.
- Persecuzione sistematica delle classi 125 e 250, relegate a un ruolo più che subalterno nell’ambito di una strategia volta all’esaltazione della classe “regina†e all’estinzione dei motori a due tempi.
- Focalizzazione dell’attenzione del pubblico e dei media sul pilota quale protagonista assoluto, col risultato che buona parte del pubblico non sa nemmeno con che marca di moto corra il pilota di cui si parla e che le pretese economiche dei top rider – o di quelli che si reputano tali – hanno raggiunto cifre impossibili.
- Allontanamento del pubblico dai protagonisti delle corse, trasformando il paddock in un ambiente asettico riservato a un a casta di privilegiati.

Tutte queste decisioni hanno avuto sempre due fini: scimmiottare la Formula 1 automobilistica e danneggiare il Mondiale Superbike, reo di possedere una formula che funziona molto bene a dispetto dello scarso seguito dei mass media.

Scimmiottare la Formula 1 auto, unico sport della velocità in cui i sorpassi si fanno al box con l’aiuto dei meccanici, e in cui l’interesse si crea artificiosamente con la (costosissima) esaltazione mediatica, significa voler demolire uno sport che avrebbe bisogno solo di regole tecniche e sportive intelligenti per brillare splendidamente di luce propria. Danneggiare il Mondiale Superbike illudendosi di poter avvantaggiare in questo modo la MotoGP è indice dell’incapacità di risolvere in altre maniere più produttive i propri problemi.

L’ultima idea della Dorna è l’abolizione delle classi 125 e 250 sostituendole con un qualcosa di non ben precisato che assomiglierebbe a una classe 600 con motori derivati di serie. Qualcosa di molto simile alle moto che corrono nel Mondiale Supersport. È lampante che si tratti di una mossa altamente scorretta (indipendentemente dalla sua fattibilità, o meno, dal punto di vista legale) che la Federazione Motociclistica Internazionale dovrebbe impedire mettendo subito fine a questa guerra fra organizzatori che è ormai apertamente dichiarata e che può produrre enormi danni.

Stampa Stampa | Invia ad un amico | 36 Commenti · Lascia un commento
 

Copyright Editoriale Domus S.p.A. - P.I. 07835550158 Tutti i diritti riservati - All rights reserved

| Edidomus | Quattroruote | Motonline | Xoffroad | Ruoteclassiche | Tuttotrasporti | Quattroruotine | Domusweb | Ed Store | GuidaSicura |