Limitiamo i limiti
di Luigi Rivola | Postato in Circolazione
Pochi, motivati e fatti rispettare severamente. CosĂŹ dovrebbero essere. Invece sono ovunque, spesso assurdi e motivati solo dallâesercizio del potere
Questa volta parliamo di limiti. Limiti di velocitĂ , naturalmente. Ormai sono un incubo per chiunque guidi normalmente, mantenendo un margine di prudenza. Contano assai poco per chi, rendendosi conto che nella maggior parte dei casi sono irrispettabili, li rispetta secondo coscienza, o solo per paura dellâautovelox. Contano men che nulla per gli imbecilli che non hanno mai avuto rispetto per gli altri utenti della strada e che guidano in modo prepotente e incosciente.
I limiti dovrebbero esserci solo dove davvero è necessario che siano, dovrebbero essere percepibili come motivati e fatti rispettare con severità .
Invece nel nostro Paese sono ovunque e nella maggior parte dei casi vengono percepiti come del tutto inutili o quantomeno esagerati.
Il problema è come vengono stabiliti i limiti.
Parlo per la zona che meglio conosco: le province di Ravenna e ForlĂŹ, ma so bene che lâesempio vale per tutta Italia.
In questi giorni molte strade extraurbane della provincia di Ravenna stanno subendo una riduzione del limite di velocitĂ : da quello nazionale di 90 km/h, a quello provinciale di 70 km/h. La motivazione? Per la salvaguardia dei ciclisti. Lo ha proposto a livello politico locale qualche benpensante ed ha ottenuto subito lâapprovazione delle amministrazioni interessate. Orbene, la strada che percorro quasi quotidianamente è una delle preferite dai ciclisti nella mia provincia. Un ciclista si può investire se non si rispetta la sua presenza e lo si sorpassa a prescindere dallâarrivo dalla direzione opposta di un altro veicolo o se procede in coppia chiacchierando col compagno â abitudine diffusissima â e creando quindi una situazione di pericolo. La differenza di velocitĂ da 90 km/h a 70 km/h nulla incide sulle cause di questi incidenti, a meno che non si parta dal presupposto che non si può impedire ai ciclisti di essere scorretti, quindi si penalizzano gli altri utenti per poter concedere loro questa scorrettezza in maggior sicurezza.
Un sacco di volte mi è capitato di arrivare alle spalle di auto che procedevano a meno di 70 km/h e che, giunte allâaltezza di un ciclista, lo superavano senza esitazione anche se dalla direzione opposta arrivava un altro veicolo, magari un camion, e il margine di sicurezza, in relazione alla larghezza della strada, si riduceva cosĂŹ al minimo, creando una situazione di grave pericolo. Aggiungo che, sulla strada cui mi riferisco, sono state realizzate piste ciclabili costosissime che praticamente nessun ciclista usa, perchĂŠ troppo strette o non asfaltate.
A ForlĂŹ anni fa è stata realizzata una circonvallazione allâesterno della cittĂ , in massima parte sopraelevata, e le è stato imposto, allâapertura, il limite di 50 km/h, improponibile per la larghezza della sede stradale e per le sue condizioni di sicurezza derivanti sia dalla sopraelevazione, sia dalla conformazione degli svincoli. Furono ritirate molte patenti, grazie allâuso sistematico degli Autovelox, poi, un giorno, il limite venne elevato a 70 km/h senza che nulla fosse cambiato nelle caratteristiche della strada e soprattutto in condizioni nettamente peggiorate dellâasfalto, dovute alla mancanza di manutenzione.
Sul Passo della Colla, uno dei piĂš frequentati dai motociclisti, dove molti scalmanati si fanno del male, lâamministrazione ha imposto il ridicolo limite di 30 km/h. A che cosa servirĂ ? Chi lo rispetterĂ ? Anche in questo caso è solo unâingiusta punizione per chi guidava con normale prudenza, ed è assolutamente inutile per chi della prudenza giĂ prima se ne strafregava.
Ho letto recentemente sul Corriere della Sera, che un sindaco ha deciso di alzare i limiti di velocitĂ nel suo territorio di competenza con questa motivazione: i limiti troppo bassi sono pericolosi e favoriscono lâinsorgere di situazioni di pericolo. Lui quindi, in totale controtendenza coi suoi colleghi di tutta Italia, permetterĂ ai suoi concittadini di andare un poâ piĂš forte. Giusto? No. Potete star sicuri che anche nel suo caso la decisione è frutto di unâopinione personale non suffragata da uno studio rigoroso. Si tratta, come nellâabuso dei limiti assurdi, di semplice esercizio del potere.
Il celebre giurista americano Louis Brandeis disse: âSe vogliamo che la legge venga rispettata, per prima cosa dobbiamo fare leggi rispettabiliâ.
Io aggiungo: il confine fra un divieto non giustificato da motivazioni concrete e condivisibili e una pura prepotenza è assai labile. La prepotenza genera sempre un sentimento di rivolta, mentre un divieto percepito come giusto e motivato è rispettato con convinzione dalle persone civili e favorisce la crescita del senso civico.
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