Il caso Haga: un pilota “fratturato” può correre?

Diversi punti di vista sull’argomento. C’è chi condanna senza appello e c’è invece Meregalli, direttore sportivo del Team Yamaha, che difende a spada tratta il suo pilota e ne esalta il coraggio

Al Nurburgring, in occasione della settima prova del mondiale Superbike ho avuto un piacevole scambio di opinioni con Massimo Meregalli, direttore sportivo del Team Yamaha Italia per cui corrono Troy Corser e Noriyuki Haga.
Meregalli manifestava apertamente il suo dissenso nei confronti della polemica in merito alla partecipazione di Haga al GP degli Stati Uniti nonostante la frattura scomposta e pluriframmentaria della clavicola destra causata da una caduta in prova.
“Non capisco – diceva Meregalli – secondo me un gesto come quello di Haga era da esaltare, perché l’abnegazione, la volontà, la vittoria sul dolore, sono i grandi valori dello sport e vanno apprezzati e insegnati ai giovani, invece Noriyuki è stato criticato come se fosse un incosciente che si getta allo sbaraglio mettendo a richio non solo la propria, ma anche l’altrui incolumità”.
Questa accorata difesa di Haga da parte del suo direttore sportivo – ex corridore di grande valore (vinse anche una prova del mondiale Supersport) – è apprezzabile ma fa anche pensare. È Meregalli che è ancora troppo pilota nella testa, e che quindi è istintivamente portato a pensarla come loro, oppure ha ragione e le critiche erano sbagliate? Da notare che la condanna della decisione di lasciar correre Haga è venuta anche da Francesco Batta team manager certamente espertissimo, che però non è un ex pilota come Meregalli.
Il dottor Corbascio, responsabile della clinica mobile Superbike è convinto che Haga dovesse essere lasciato libero di correre. “Dal punto di vista del medico – dice – da un lato c’era questa frattura scomposta, ma dall’altro un pilota professionista che, sottoposto a tutti i test del caso, mi ha dimostrato che non sentiva dolore e che aveva i requisiti di lucidità e di forza fisica necessari per affrontare una corsa. Perché quindi impedirgli di correre?”. Inutile dire che ci sono suoi colleghi che la pensano in modo diametralmente opposto.
Il mio pensiero personale sull’argomento è viziato dallo sdoppiamento della personalità: da una parte la mia esperienza di ex pilota, che ha corso in circuiti pericolosissimi e che per correre avrebbe accettato ogni rischio, dall’altra il giornalista di vecchia penna, che conosce il mestiere e le sue belle e brutte regole.
Apprezzo Meregalli, apprezzo Haga e mi schiero dalla loro parte col cuore, ma l’esperienza mi insegna che se Haga con una nuova caduta (che c’è stata) avesse peggiorato gravemente la precedente frattura, o avesse coinvolto un altro pilota causandogli danni, gli avvoltoi, che volano sempre bassi sul nostro sport, si sarebbero avventati con lugubre entusiasmo sulla preda.
Concludo irrazionalmente: Haga dopo il GP USA si è fatto operare e neanche due settimane più tardi ha vinto entrambe le manche del GP di Germania. Grande Haga!

Tags: , , , , , , ,

Stampa Stampa | Invia ad un amico | Lascia un commento


10 Commenti »

  1. di ga0102 | 18 Giugno 2008 h. 11:16


     

    Non è facile dare un giudizio definitivo sul “caso” Haga. Da un lato, non è il primo caso del genere, e Nory ha dimostrato di essere pienamente all’altezza della situazione. Dall’altro, questa retorica e questa “divinizzazione” del pilota iniziata dal dott. Costa e, immagino, proseguita dai suoi collaboratori, ha un po’ stancato. Prima faceva sorridere… alla lunga diventa fastidiosa. Verrebbe da chiedersi, e ne abbiamo già parlato a lungo proprio con Luigi e col nostro comune amico medico di pista, quali conseguenze avranno sui piloti “miracolati” e rimessi in sella subito dopo gravissimi incidenti, le cure praticate dalla Clinica Mobile. Questo lo si potrà sapere solo quando i piloti avranno una certa età, ma rimane un grosso punto interrogativo.
    Chiudo anch’io con un irrazionale ma irrefrenabile “Grande Haga!”.
    ciao Gigetto!
    Giovanni

  2. di rozilla | 18 Giugno 2008 h. 14:13


     

    sono dell’idea che un pilota professionista come Haga sia in grado di scegliere quello che è meglio per lui. Nessuna sorpresa se al 90% sceglie di correre, è gente che vive per quello, la carriera come pilota poi mica finisce a 60anni. È bene spremerla finchè c’è… poi magari avrà una spalla messa male tutta la vita, del resto se voleva sicurezza non faceva il pilota. Non capisco in che maniera metta in pericolo altre persone… forse che correre con una spalla così rende più facile cadere e conivolgere altri piloti? Mah, mi pare strano.

  3. di mastic | 18 Giugno 2008 h. 16:37


     

    Caro Gigi, mi sa che sai già come la penso.
    Credo che a volte si vada un po’ oltre. Esattamente come dici tu, pensa un po’ se Haga avesse fatto strike alla prima staccata!
    Purtroppo il pilota vuole sempre correre, e tu sicuramente ricordi un “tizio” che parecchi anni fa scappò dall’ospedale pur di correre. Purtroppo nelle corse ci sono interessi economici che non possono sfuggire a un pilota ufficiale.
    E conosco piloti che corrono su circuiti pericolosissimi per motivi di classifica o perché lo chiede il team. Mica tocca tornare al ‘79 e allo sciopero di Virginio Ferrari e Kenny Roberts per fare esempi.
    Ciao
    Ricky

  4. di gabrielepaterlini | 18 Giugno 2008 h. 17:04


     

    Come diceva anche Giovanni, qui diventa difficile dare un giudizio.
    Io parto dal presupposto che un MEDICO, prima di dare il nulla osta al pilota per poter correre, abbia visitato attentamente il paziente, lo abbia sottoposto a dei “test” psico fisici, se così possono essere definiti, e poi abbia deciso il da farsi prendendosi tutte le responsabilità del caso. Ergo, nel caso specifico di Haga, ritengo che il medico in questione, il Dott. Corbascio, abbia appurato in maniera insindacabile l’idoneità del Pilota.
    Il fatto poi che Haga abbia fatto anche un 6° posto in gara mettendosi dietro Piloti esperti e ben più in forma di lui, significa che quel Dottore e quel Pilota avessero ragione entrambi di correre, magari senza la necessità di enfatizzare a tutti i costi l’eroicità dell’accaduto, in fin dei conti per me quei Piloti sono tutti eroi nel momento stesso in cui abbassano la visiera del casco.
    Una cosa che poi è importantissima è la sensazione del Pilota. Io, che non sono Pilota, ma un comune utente della strada, ho riportato più o meno lo stesso infortunio di Haga con una doppia frattura della clavicola, non così malconcia come quella di Haga, ma molto simile.
    Non ho subito alcun intervento, non ho mai sentito dolore alla clavicola, tanto meno alla spalla, e nel momento che mi è stato applicato il classico tutore, che altri non è che una specie di estensore che fa distendere la clavicola stessa, sono potuto tornare a guidare la macchina e a fare le stesse cose che facevo con la clavicola sana. Addirittura il dottore mi disse che volendo sarei potuto tornare in moto. In effetti avevo forza a sufficienza per poter guidare tranquillamente, non avevo impedizione alcuna…..peccato però che oltra alla clavicola si fosse sfasciata la splendida e nuovissima S4R di mio cognato!! A proposito, in quelle condizioni ho potuto tranquillamente riparare la moto (sostituire lo sterzo, smontare serbatoio, cambiare tamburo e spingidisco della frizione etc etc).
    Si insomma, almeno per quanto mi riguarda, posso dire che la clavicola è un osso un pò particolare, ma non così “importante” come la scapola, tanto per citare un osso della spalla.
    Se un comune mortale come me, normalmente allenato, può fare tutto ciò, beh, io non faccio fatica alcuna a credere che un professionista come Haga potesse essere assolutamente in grado di correre, anche se a quei livelli!
    Forse la cosa ha preso una brutta piega per via della caduta in gara 1. Ma se ci pensate bene Troy Corser e Troy Bayliss sono caduti anche loro negli States, eppure loro erano assolutamente in perfetta efficenza fisica. Troy B addirittura ha rischiato di far più danni di Haga con la sua caduta.
    Ritengo che ci siano piloti sani nel fisico…….capaci di far più danni di quanti non ne possa fare uno come Haga con una clavicola rotta.
    Chiudendo vorrei solamente si ignorassero le considerazioni di Battà, uno che in quanto a polemiche non è secondo nemmeno a Max Biaggi. La storia del cartello su Checa non mi è mai andata giù, la cornicetta con lo sfottò tra i 2 Max è l’ennesima prova di cattivo gusto e polemica grautita. Se proprio doveva spararla su Haga allora avrebbe avuto più senso criticarlo dopo l’errore grossolano e davvero stupido di Losail. Lì Haga avrebbe meritato un’ammonizione perchè da un professionista serio come lui certi atteggiamenti non te li aspetti. Per un vaffa è caduto per terra e momenti fa cadere altri Piloti. Li Haga era perfettamente sano nello scheletro, eppure li ha rischiato di farla davvero grossa. Per non parlare della gara di Monza quando ha chiuso Kionary sul muretto al traguardo!
    Questi 2 episodi secondo me avrebbero meritato molta più attenzione di quanto non ne meritasse una clavicola rotta.
    Saluti,
    Gabriele Paterlini

  5. di gabrielepaterlini | 18 Giugno 2008 h. 17:17


     

    Dimenticavo:
    ritengo sia più pericoloso far correre un Pilota con una mano fratturata (vedi Capirossi ad Assen e Valentino a Valencia) piuttosto che uno con una clavicola rotta.
    Della clavicola ho già detto. Per quanto riguarda la mano il rischio è che tra antidolorifici, e impedimenti vari, il Pilota possa correre il rischio di non riuscire a manovrare correttamente la propria moto. Ma pure qui si parla di pura supposizione.
    Arisaluti,
    Gabriele Paterlini

  6. di robutrix | 18 Giugno 2008 h. 23:36


     

    Direi che l’ultima parola non è del pilota o del direttore sportivo. È del medico. Se il medico dice che il pilota può correre, può correre. Chi fa polemica ha solo paura di un pilota che avrebbe perso molti punti se non avesse corso le due gare. Haga ha dato il massimo e si è visto. È anche caduto, quindi poteva chiudere la sua stagione lì. Invece, come tanti altri campioni ed eroi (per esempio il capirossi che corse ad assen con il polso fratturato), Haga ha corso e ha scritto una bella pagina di storia del motociclismo. Onore a lui!

  7. di albertomelzi | 19 Giugno 2008 h. 09:12


     

    Capisco la volontà del pilota e, sopprattutto gli interessi economici ma, non dovevano lasciarlo correre! Anche se sono un pilota e un suo grandissimo ammiratore non è stato giusto per LUI lasciarlo correre, cosa sarebbe accaduto se fosse caduto e la dea bendata non lo avesse assistito? Se si sarebbe fatto male seriamente tanto da fargli chiudere la carriera? Non mi vengano a dire che non sentiva dolore, me la sono rotta la clavicola e, per farlo correre l’hanno imbottito di farmaci, le conseguenze le pagherà a fine carriera!
    Alberto

  8. di Dez0405 | 19 Giugno 2008 h. 13:52


     

    Caro Rivola, anch’io mi trovo spesso a pensare che tutti siano sull’orlo del precipizio, mi spiego: quando Costa ha dato l’ok a Lorenzo dopo la botta in Cina, ha fatto il suo lavoro e abbiamo visto tutti quello che è successo …. è andata bene!!!!! Ma se nelle prove invece che rimanere in sella, lo spagnolo finiva per terrà ….. gli avvoltoi avrebbero colpito. Corbascio ha fatto lo stesso con Haga e se la caduta in gara1 avesse avuto un altro esito, apriti cielo …. avvoltoi a non finire.
    Il fatto è che in questo mondo, tutti sono al limite e ne sono consci: i piloti rischiano le ossa, i dottori rischiano la figuraccia e la responsabilità di una decisione sbagliata … ma questo è il mondo delle moto e i personaggi che citati sanno a cosa vanno incontro, da una parte e dall’altra.
    Buon lavoro

  9. di m150 | 20 Giugno 2008 h. 12:27


     

    SE va bene nascono eroi e pure degli dei. Doohan, Schwanz…

    ….ma con tutti i giovani che “vorrebbero”, in questi casi sarebbe meglio un sostituto!

    Secondo me le regole dovrebbero dire più o meno così:
    Ti lasciam correre con l’osso rotto solo se hai fratture che “lasci guarire così” (dita dei piedi, costole,..) . Se invece per viverci devi farti mettere gessi o ferri, prima quelli e poi le gare!

  10. di stefano.bogliolo | 24 Giugno 2008 h. 15:28


     

    Il dottore avanti a tutti!
    Un pilota in quelle condizioni è un rischio per se e per gli altri.
    Se noi comuni motociclisti abbiamo però una passione cosi’ grande che ci consente di affrontare temporali, km sotto il sole e sederi piatti dallo stare in sella, immaginate che carica hanno dentro questi ”ragazzi”
    Stefano

Commento RSS · TrackBack URI


Lascia un commento

Devi essere registrato e loggato per aggiungere un commento.

 

Copyright Editoriale Domus S.p.A. - P.I. 07835550158 Tutti i diritti riservati - All rights reserved

| Edidomus | Quattroruote | Motonline | Xoffroad | Ruoteclassiche | Tuttotrasporti | Quattroruotine | Domusweb | Ed Store | GuidaSicura |