Olimpiadi e moto
di Luigi Rivola | Postato in Senza categoria, Sport MotoGP
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Il motociclismo non è ammesso fra gli sport olimpici. Colpa del motore? Ridicolo: ormai la tecnologia condiziona tutti gli sport: dalla ginnastica, al nuoto, all’atletica leggera. I puristi comunque sono contrari. Per me invece è un sogno
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Alle Olimpiadi di Pechino non sono ammessi i motociclisti. Per i puristi ad oltranza è giusto, per me e per altri, tra cui il massimo esponente del nostro sport, Valentino Rossi, è invece una ingiustificata penalizzazione. Certo che se è stato accettato il curling, se si è trovato modo di inserire l’ennesima variante del gioco della palla, se è diventato sport olimpico la lotta femminile, che avrebbe fatto inorridire gli antichi greci, non capisco proprio perché debba essere rifiutato lo lo sport che più di ogni altro rappresenta il filo che unisce i cavalieri che lottavano per la vittoria in sella a magnifici e velocissimi purosangue ai loro attuali eredi: i piloti degli unici, veri, cavalli meccanici: le motociclette.
E siccome alle Olimpiadi possono accedere solo i “dilettantiâ€, il motociclismo non avrebbe difficoltà alcuna a creare rappresentative nazionali di autentici dilettanti, quali sono tutti i giovani corridori prima di aver ottenuto in carriera risultati tali da consentire loro di occupare uno dei pochissimi posti riservati ai professionisti. Non ci sarebbero i Rossi, gli Stoner, gli Haga o i Bayliss, ma si offrirebbe l’occasione ai talenti emergenti di cogliere risultati di estremo prestigio.
Consentitemi una divagazione. Quando, qualche giorno fa, ho visto Minguzzi vincere l’oro nella lotta greco-romana, mi sono emozionato davvero. Nella palestra di lotta di Faenza, la mia città , tanti anni fa lottavo con suo babbo. Non ero certo un campione, ma mi impegnavo molto, anche perché i sacrifici che facevo io per rientrare nella mia categoria di peso, le due ore di corsa, pesi e lotta quotidiane erano gli stessi dei miei compagni che vincevano a livello nazionale e internazionale. Dura, durissima la lotta, così come la ginnastica artistica e tantissimi altri sport, proprio quelli che con impressionante regolarità ci riempiono di medaglie spesso inattese alle Olimpiadi. Magari mentre il ricco calcio, dal dilettantismo sospettissimo, si fa eliminare nelle prime fasi del torneo olimpico.
Minguzzi è un campione, un grande campione, ma non potrà mai essere un divo perché la lotta non è uno sport seguito come il calcio, il ciclismo, la pallacanestro o il motociclismo, discipline agonistiche che riempiono le pagine dei giornali e gli schermi televisivi, facendo quindi gola a munifici sponsor. Io so quanti e quali sacrifici ha dovuto affrontare per quella medaglia d’oro, e so che una simile vittoria non gli porterà che minimi vantaggi economici, costringendolo comunque a lavorare sodo e a farsi valere anche al di fuori della palestra, come tutti noi, per guadagnarsi il pane quotidiano. Questo me lo fa apprezzare più di qualunque divo. A me personalmente non basta che un campione sia un vincente in sella a una moto o su una materassina. Se nella vita sa fare solo quello, non mi sembra in verità che sia tanto, a prescindere dalla innegabile bravura nel suo sport. Pretendo di più: campione e uomo. Ecco perché sono orgoglioso di aver conosciuto il carrozziere volante Troy Bayliss, grande asso e grande uomo, come pochi altri, o Pierfrancesco Chili, uno che sa farsi apprezzare anche oggi che non è più in sella, perché non si è lasciato accecare dal successo quando vinceva le corse.
Forse la mia visione dello sport è poco attuale, un po’ antiquata, troppo romantica, troppo “dilettantescaâ€. Appunto. E’ per questo che io, sportivo convinto, sogno di vedere anche il motociclismo su una pista olimpica. Sarebbe stupendo. No?
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