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Limitiamo i limiti

Pochi, motivati e fatti rispettare severamente. Così dovrebbero essere. Invece sono ovunque, spesso assurdi e motivati solo dall’esercizio del potere

Questa volta parliamo di limiti. Limiti di velocità, naturalmente. Ormai sono un incubo per chiunque guidi normalmente, mantenendo un margine di prudenza. Contano assai poco per chi, rendendosi conto che nella maggior parte dei casi sono irrispettabili, li rispetta secondo coscienza, o solo per paura dell’autovelox. Contano men che nulla per gli imbecilli che non hanno mai avuto rispetto per gli altri utenti della strada e che guidano in modo prepotente e incosciente.
I limiti dovrebbero esserci solo dove davvero è necessario che siano, dovrebbero essere percepibili come motivati e fatti rispettare con severità.
Invece nel nostro Paese sono ovunque e nella maggior parte dei casi vengono percepiti come del tutto inutili o quantomeno esagerati.
Il problema è come vengono stabiliti i limiti.
Parlo per la zona che meglio conosco: le province di Ravenna e Forlì, ma so bene che l’esempio vale per tutta Italia.
In questi giorni molte strade extraurbane della provincia di Ravenna stanno subendo una riduzione del limite di velocità: da quello nazionale di 90 km/h, a quello provinciale di 70 km/h. La motivazione? Per la salvaguardia dei ciclisti. Lo ha proposto a livello politico locale qualche benpensante ed ha ottenuto subito l’approvazione delle amministrazioni interessate. Orbene, la strada che percorro quasi quotidianamente è una delle preferite dai ciclisti nella mia provincia. Un ciclista si può investire se non si rispetta la sua presenza e lo si sorpassa a prescindere dall’arrivo dalla direzione opposta di un altro veicolo o se procede in coppia chiacchierando col compagno – abitudine diffusissima – e creando quindi una situazione di pericolo. La differenza di velocità da 90 km/h a 70 km/h nulla incide sulle cause di questi incidenti, a meno che non si parta dal presupposto che non si può impedire ai ciclisti di essere scorretti, quindi si penalizzano gli altri utenti per poter concedere loro questa scorrettezza in maggior sicurezza.
Un sacco di volte mi è capitato di arrivare alle spalle di auto che procedevano a meno di 70 km/h e che, giunte all’altezza di un ciclista, lo superavano senza esitazione anche se dalla direzione opposta arrivava un altro veicolo, magari un camion, e il margine di sicurezza, in relazione alla larghezza della strada, si riduceva così al minimo, creando una situazione di grave pericolo. Aggiungo che, sulla strada cui mi riferisco, sono state realizzate piste ciclabili costosissime che praticamente nessun ciclista usa, perché troppo strette o non asfaltate.
A Forlì anni fa è stata realizzata una circonvallazione all’esterno della città, in massima parte sopraelevata, e le è stato imposto, all’apertura, il limite di 50 km/h, improponibile per la larghezza della sede stradale e per le sue condizioni di sicurezza derivanti sia dalla sopraelevazione, sia dalla conformazione degli svincoli. Furono ritirate molte patenti, grazie all’uso sistematico degli Autovelox, poi, un giorno, il limite venne elevato a 70 km/h senza che nulla fosse cambiato nelle caratteristiche della strada e soprattutto in condizioni nettamente peggiorate dell’asfalto, dovute alla mancanza di manutenzione.
Sul Passo della Colla, uno dei più frequentati dai motociclisti, dove molti scalmanati si fanno del male, l’amministrazione ha imposto il ridicolo limite di 30 km/h. A che cosa servirà? Chi lo rispetterà? Anche in questo caso è solo un’ingiusta punizione per chi guidava con normale prudenza, ed è assolutamente inutile per chi della prudenza già prima se ne strafregava.
Ho letto recentemente sul Corriere della Sera, che un sindaco ha deciso di alzare i limiti di velocità nel suo territorio di competenza con questa motivazione: i limiti troppo bassi sono pericolosi e favoriscono l’insorgere di situazioni di pericolo. Lui quindi, in totale controtendenza coi suoi colleghi di tutta Italia, permetterà ai suoi concittadini di andare un po’ più forte. Giusto? No. Potete star sicuri che anche nel suo caso la decisione è frutto di un’opinione personale non suffragata da uno studio rigoroso. Si tratta, come nell’abuso dei limiti assurdi, di semplice esercizio del potere.
Il celebre giurista americano Louis Brandeis disse: “Se vogliamo che la legge venga rispettata, per prima cosa dobbiamo fare leggi rispettabili”.
Io aggiungo: il confine fra un divieto non giustificato da motivazioni concrete e condivisibili e una pura prepotenza è assai labile. La prepotenza genera sempre un sentimento di rivolta, mentre un divieto percepito come giusto e motivato è rispettato con convinzione dalle persone civili e favorisce la crescita del senso civico.

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