I top manager: soldi e risultati

La moto Guzzi 254 degli Anni \'70: una delle micidiali pensate di De Tomaso

Perché chi affossa con le sue decisioni grandi aziende con migliaia di dipendenti può poi uscirsene con liquidazioni milionarie? Non succede solo in Alitalia o simili. Anche il motociclismo nel suo piccolo…

Un argomento di attualità in questi giorni è l’incongruità degli stipendi di tanti top manager. Spesso fanno danni incalcolabili alle aziende che amministrano, poi se ne escono con liquidazioni da milioni e milioni di euro, mentre i dipendenti devono adattarsi a tirare la cinghia oltre l’ultimo buco.
Che cosa c’entra questo con le moto? C’entra eccome! I top manager ci sono anche nelle nostre aziende e spesso e volentieri ne combinano di grosse, anche se le liquidazioni sono senz’altro più basse di quelle dei loro colleghi di Alitalia, delle Ferrovie o della Telecom.

Quando ho cominciato questo mestiere, la prima fabbrica che visitai fu la Moto Guzzi, appena entrata nell’era De Tomaso. Fui ricevuto dal direttore generale, che mi espresse questa tesi: “I vecchi concessionari che si lamentano dello scadimento del prodotto non sono stati capaci di adeguarsi al mutare dei tempi. Loro amano le moto e non hanno capito che non si deve mai amare il prodotto che si deve vendere, altrimenti non si svolge serenamente, obiettivamente e produttivamente il proprio lavoro. La moto oggi si deve vendere come il prosciutto dal salumiere”.
Pochi giorni dopo – un po’ frastornato per questo primo approccio che mi aveva lasciato di stucco – visitai la Gilera ad Arcore. Qui mi accolse l’amministratore delegato, il quale, con poche varianti, mi ripeté praticamente le stesse cose dettemi dal suo collega della Guzzi. Ricordo anche quanto si seccava il “boss” dell’Agrati, quando gli facevo domande che non gradiva su alcune strategie strane della sua azienda, e come si innervosì Ivano Beggio allorché cercai di approfondire le motivazioni di alcune sue scelte di diversificazione industriale che sembravano all’origine di grossi problemi per l’Aprilia.
Sia ben chiaro: io non devo insegnare il mestiere dell’industriale a nessuno: non ne ho alcun titolo. Però nessuno mi può impedire di ricordare, di valutare, di chiedere. Per capire e per riferire. Ebbene, tutti quei manager che mi esponevano le loro evolute teorie hanno visto le rispettive aziende fallire, oppure entrare in stati di grave crisi. Ho visto la Piaggio affossata anni fa (prima della gestione Colaninno) da un’operazione finanziaria vergognosamente speculativa e oggi vedo le catene di montaggio della MV Agusta e di ciò che rimane della Cagiva nuovamente ferme in attesa di un salvatore.

Io desidero che i top manager si arricchiscano - la demagogia non mi tocca - ma come conseguenza di capacità professionali dimostrate dall’evidenza dei risultati. Sogno il ritorno degli industriali, quelli del prodotto, perché le moto buone che tutti apprezzano non si fanno in banca, ma in officina. E non nascono per caso.

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13 Commenti »

  1. di achab | 12 Giugno 2008 h. 21:07


     

    Non ho nulla contro i manager in se, o meglio, non avevo. Infatti, da non pochi anni vedo molte situazioni speculative del tipo: mi faccio assumere con un maxi stipendio da un altro manager amico mio (questi tipi di manager si tirano l’un l’altro come le ciliegie), poi incasso un mare di soldi quando mi cacciano perchè cambia la dirigenza e si ricomincia da capo, senza aver mai portato a casa un risultato utile. E nel lavoro l’unica solfa che sanno cantare è tagli, tagli e ancora tagli, indipendentemente da aziende, prodotti e persone, anche quando si chiamano pomposamente responsabili delle risorse umane. Boh… Meno male che non sono tutti di questo genere e che il settore della moto è in generale troppo poco ricco per personaggi del genere. E così nel nostro ambiente troviamo ancora passione e competenza, di gente che ha i soldi come ultimo pensiero. Siamo fortunati…

  2. di cormigo | 13 Giugno 2008 h. 11:33


     

    Caro Rivola, io invece qualcosa contro i top manager miliardari ce l’ho. Trovo che stipendi fantasmagorici e buonuscite dorate siano immorali, quando un normale impiegato deve aspettare anni per un aumento da 50 euro al mese. Il fatto che poi questi presunti salvatori si rivelino delle sòle clamorose rende tutto ancora più grottesco.

  3. di mastic | 13 Giugno 2008 h. 16:23


     

    Mamma mia Gigi, che pentolaccia che hai scoperchiato!
    Gli stipendi dei top manager sono figli del mercato dei top manager e di questo folle sistema per cui per fare industria è necessario coltivare certi rapporti.
    E oggi piuttosto che fare gli industriali, si preferisce fare i finanzieri. Perché i nostri boss hanno scoperto che è più facile fare soldi con un’azienda quotata o investendo liquidità in azioni buone, che non finanziando la ricerca e la buona industrializzazione.
    Pazienza se poi l’azienda boccheggia.
    Però in Italia mi sembra stiano tornando gli esempi di aziende gestite meglio. Forse c’è ancora speranza.
    Però, sui contratti dei top manager, a parte dichiararti il mio massimo accordo con il tuo discorso, non so cos’altro dire…

  4. di laverdanero | 13 Giugno 2008 h. 19:47


     

    Il top manager deve essere pagato quasi soltanto in relazione al risultato, e se è così pagato assai bene, vedi Marchionne alla Fiat

  5. di geba | 14 Giugno 2008 h. 10:51


     

    Il massimo esempio della “categoria” è il prof. Prodi che all’IRI ha portato il deficit da 32 a oltre 70 mila miliardi nel giro di breve tempo. Poi, non contenti “noi” italiani, lo abbiamo pure fatto Presidente del Consiglio …
    Ruggero

  6. di pegasox0701 | 14 Giugno 2008 h. 18:19


     

    Caro Luigi, complimenti: leggerò sempre con piacere il tuo blog. Veniamo a bomba: purtroppo l’argomento trattato è di quelli da mal di pancia. Apparentemente inconcepibile, dato che sembrerebbe logico che chi combina guai debba poi rendere conto delle proprie disfatte e malefatte. Ma questo non succede… Se pago in ritardo una bolletta mi arrivano raccomandate ed ingiunzioni fra capo e collo, mentre se un top manager lascia 20 mil. di euro di deficit (come è successo per l’azienda per cui lavoro…) tutto passa liscio… Che tristezza… Caro Luigi, servirebbe una svolta moralizzatrice, una bella epidemia di Marchionnite…. Putroppo il nostro governo, al momento è molto impegnato a parlare di intercettazioni: speriamo che risolva presto la situazione e si preoccupi di rendere responsabili in prima persona i dirigenti e top manager che distruggono tutto ciò su cui passano… Io non smetto di sperare, dato che comunque ci sono realtà come la Moto Morini (ed altre) che pur affrontando mille difficoltà ha dei dirigenti che si battono con passione. (p.s. per la MVagusta la vedo proprio nera…)

  7. di ferodo0302 | 14 Giugno 2008 h. 18:55


     

    Anch’io credo fortemente nella necessità di tornare a “fare” le cose: spremere soldi dai soldi attraverso la finanza non produce ricchezza, benessere; abbiamo avuto tanti esempi, alcuni recentissimi, di aziende floride devastate da chi si spaccia come manager ma, in realtà, sottrae risorse attraverso complessi strumenti finanziari per convogliarle nelle tasche di pochi, comprese le sue, accollando magari i rischi su ignari risparmiatori.

    Di economia non capisco nulla ma a mio modesto modo di vedere i risultati vanno misurati in termini di vendite, ricchezza prodotta e soddisfazione di chi lavora nell’azienda, se questi elementi vanno male… altro che liquidazioni milionarie!

  8. di cinghia0109 | 16 Giugno 2008 h. 09:36


     

    TUTTO GIUSTO! …ma hai omesso di scrivere ciò che ti disse un altro Amministratore delegato ormai nel lontano 1999…un tal Francesco Tognon… di una tal BIMOTA…

    ecco…io ero tra quelli che alla fine della storia sono rimasti a casa …

    Ciao

    CINGHIO

  9. di sinallagma | 17 Giugno 2008 h. 10:32


     

    Sono convinto che entro pochi anni si riscoprirà il “prodotto”; se non per amore del medesimo, per suggerimento della “customer satisfaction”. La “passione” da sola non basta ed anzi è spesso un pericoloso pretesto per non guardare i conti; ma senza di essa ci sarà sempre qualcuno che fa un prodotto migliore del tuo.

  10. di gianfosco | 17 Giugno 2008 h. 22:03


     

    E’ verissimo quello che dite. Slogan e paroloni inglesi, cravattoni e capelli pettinati con i ciccioli, arroganza e furberia. Scopiazzano qualcosina in giapponese, si raccomandano l’un l’altro. Tutto vero. Uscita di scena una generazione di grandi fondatori di grandi aziende c’è rimasto ben poco. Qualcuno però c’è ancora che si sta ricordando che un buon prodotto ha un po’ di valore, semplicemente; forse non darà guadagni esosi, ma se vale qualcosa qualcuno lo compra. E basta con il dare la colpa alla politica la quale non c’entra se una moto è una moto di m…
    Scusate se sono una persona semplice, ma la penso così.

  11. di bart_83 | 2 Luglio 2008 h. 15:54


     

    Un video molto istruttivo sui top manager:
    http://www.youtube.com/watch?v=M6EFmkHw6CQ

  12. di president0701 | 14 Novembre 2008 h. 13:51


     

    volevo segnalare l’iniziativa del moto morini club italia,il quale ha indetto un sondaggio per dare ilnome dell’ing.lambertini alla prossima morini sportiva chi volesse votare lo può fare sul sito

    wwwmorinispecial.it

  13. di alebur | 15 Dicembre 2008 h. 23:51


     

    poche parole una volta vi erano i prototipi dove gli smanettoni di tutti i giorni speravano che le proprie moto avessero un giorno la tecnica di questi.
    adesso dove si và?? già quest’anno guardavo sempre meno il motomondiale a favore della sbk!
    una domanda alla dorna…..perchè tutte le maggiori casa puntano sempre più alla sbk e questa diventa sempre più prestigiosa?
    per ultimo: proprio adesso che si rivaluta il 50cc con iniezione si punta sempre più ai 4 tempi.

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