Il blog di Rivola: quando i sogni si avverano
di Luigi Rivola | Postato in Senza categoria
Anni e anni di impegno a seguire un obiettivo. A volte tutto si risolve in una delusione, molte altre invece…
Tutti sognano, anche e soprattutto ad occhi aperti. Moltissimo da bambini, un po’ meno da grandi. Al contrario di ciò che comunemente si sente dire, i sogni spesso si realizzano, magari anche solo in parte o in modo totalmente diverso da ciò che ci si poteva aspettare, ma succede abbastanza frequentemente, a patto che ci si dedichi col massimo impegno a far sì che possano davvero diventare realtà.
Un sogno che si realizza a prescindere dall’impegno di chi lo insegue, è un colpo di fortuna. Ed è rarissimo: la classica manna piovuta dal cielo.
Un sogno che si trasforma in qualcosa di palpabile, di concreto, normalmente è invece il momento culminante di una vita spesa avendo sempre in mente quell’obiettivo.
Il mio giovane collega Andrea Padovani è andato a correre a Daytona e si è classificato diciassettesimo al primo tentativo. Un ottimo risultato davvero, oltretutto con una moto di serie e con nessunissima esperienza sul “banking”, la terribile sopraelevata che ormai non esiste più in nessun circuito al mondo.
“Ci è riuscito perché è un giornalista, così ha avuto un’opportunità che ad altri sarebbe stata negata”. Così ragioneranno tanti sragionando. Certo – rispondo – il mestiere che fa lo ha aiutato, Ma per arrivarci ci ha dato dentro come un matto, ha alternato momenti entusiasmanti a periodi difficilissimi per lui e la sua famiglia quando il giornale in cui lavorava è andato in crisi, ma ha tenuto duro e si è fatto conoscere e apprezzare fino a potersi offrire come pilota per Daytona. E anche una volta sceso nello storico tempio della velocità americana, ha insistito con l’impegno ed ha fatto un’ottima figura. Se il suo sogno fosse stato solo quello di mettere piede sul circuito della Florida, sarebbe tornato a casa sconfitto e deriso. “Andrea, ma dove volevi andare? Scendi dal pero…” - gli avrebbero detto.
Giordano, il babbo di Loris Capirossi, aveva per la moto una passione infinita e magari sognava di diventare un campione. Anche Giordano, nonostante i pochi mezzi a disposizione, ha inseguito il suo sogno, e questo si è realizzato con la straordinaria carriera del figlio. Loris da parte sua sa benissimo chi è che per una vita ha lavorato perché questo accadesse.
Molto spesso mi chiedono come si fa a diventare giornalista di moto, il sogno di tantissimi appassionati.
Io di sogni ne avevo tanti e di passioni una in particolare, la moto. Su questo argomento non mi sono posto limiti di interesse: ho studiato la tecnica, la storia, ho cercato di perfezionarmi nella guida e ho cominciato a correre; ho seguito col massimo interesse il mercato e le vicende industriali. Tutto. In poche parole, ho studiato come un matto e come certamente mai avevo fatto a scuola. Poi di questa passione sono riuscito a fare un mestiere quando qualcuno si è reso conto che potevo far comodo a un giornale che parlava di moto. Dopodiché sono iniziate le rose e anche tante spine.
2 Commenti »
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di lilloleo | 12 Marzo 2010 h. 13:01
Grande Pado….e grande rivola……..ho nostalgia dei tempi di SuperWheels…..che fine ha fatto l’Energumero ????
di tommisse | 12 Marzo 2010 h. 16:47
Salve, mi permetto di lasciare un commento o forse più un parere personale sull’argomento, ho un idea un pò meno fiabesca del sogno diventato realtà perchè sono abbastanza convinto che chi è meritevole prima o poi viene fuori, magari ha bisogno di sgomitare più di tanti altri che con un pò di conoscenze riescono ad occupare posti poco pertinenti alle loro capacità. Vorrei cogliere l’occasione anche per fare i miei complimenti ad Andrea Padovani per l’ottima figura che ha fatto a Daytona e per il servizio fatto dalla redazione, un saluto da un motociclista appassionato che prima o poi farà un giro in pista